Le università per Giulio Regeni
L’Università di Genova è stata tra i 76 atenei italiani che hanno aderito a “Le Università per Giulio Regeni”, iniziativa promossa dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo e sostenuta dalla Fondazione Elena Cattaneo ETS, in collaborazione con Fandango e Ganesh Produzioni. A dieci anni dalla tragica scomparsa in Egitto del giovane ricercatore friulano, il ciclo di eventi in programma tra aprile e maggio 2026 ha avuto come elemento comune la proiezione speciale del documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo", prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, girato da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, accompagnata da un dibattito dedicato ai temi della libertà di studio e di ricerca.
La proiezione
Il 17 aprile la proiezione presso l’Aula Magna “Sandro Pontremoli” dell’Ateneo genovese, ha richiamato moltissimi giovani: studentesse e studenti che, in un silenzio attonito e sgomento, hanno assistito al documentario che ha ripercorso le ultime ore di vita di Giulio Regeni, le successive complesse indagini e i processi, ancora in corso. «Siamo qui oggi per testimoniare la nostra vicinanza alla famiglia Regeni – ha dichiarato il rettore Federico Delfino, nell’introdurre l’evento - e per ribadire che le Università rivendicano il diritto alla ricerca, libera, priva di costrizioni, divieti, pregiudizi». Il rettore, inoltre, ha ricordato come l’indagine scientifica sia «il presupposto per il progresso di una società; è un elemento per costruire ponti culturali, in grado di avviare confronti e dialoghi rispettosi e proficui tra i popoli». Gli ha fatto eco Daniela Preda, direttrice del Dipartimento di scienze politiche e internazionali – DiSPI che ha puntualizzato come, in una realtà globale come quella che stiamo vivendo sia importante «la coesione del mondo accademico a livello internazionale: le università devono costituire un fronte unico e compatto per rivendicare con forza la libertà di una ricerca che supera i confini nazionali e la libertà di fare ricerca ovunque in sicurezza, perché libertà della ricerca significa difesa dei diritti fondamentali dei cittadini al di là di ogni frontiera».
Il dibattito
Alla proiezione è seguito un dibattito, moderato da Fabrizio Benente, prorettore alla terza missione, a cui ha partecipato Alessandra Ballerini, l’avvocata genovese, specializzata in diritti umani e immigrazione, che rappresenta la famiglia Regeni. Con determinazione appassionata, Alessandra Ballerini ha sottolineato i punti salienti della vicenda, le tante difficoltà incontrate, i colpi di scena, non tralasciando di rimarcare quanto sia stato fondamentale il rapporto tra giurisprudenza italiana e diritto internazionale. Un aspetto, questo, ripreso dal commento di Stefano Dominelli, docente di diritto internazionale del DiSPI: «Ancora una volta, la giurisprudenza italiana conferma l’assoluta centralità e rilevanza del diritto internazionale. Interpretando la Convenzione contro la tortura nel senso di imporre il superamento delle immunità di cui godono gli agenti degli Stati stranieri, la Corte costituzionale ha garantito in concreto il diritto di accesso alla giustizia, fondamentale nella ricerca della verità. Un’interpretazione non scontata nel panorama globale che lancia certamente un messaggio di speranza e di fiducia». Sulla tutela di ricercatrici e di ricercatori e sulla libertà di ricerca, infine, ha riflettuto Gisella De Simone direttrice del Dipartimento di giurisprudenza.
Ricordando Giulio Regeni. Libertà nella ricerca, sicurezza della ricerca
A Giulio Regeni è stata dedicata anche una sessione di “Invulnerabilia”, l'annuale evento pubblico organizzato dal Centro Sicurezza, Rischio e Vulnerabilità di Ateneo per promuovere il dialogo fra le scienze, le istituzioni e le componenti della società civile sulle incertezze crescenti nella società contemporanea.
Il 22 maggio una tavola rotonda di docenti dell'Ateneo, presieduta da Fabrizio Benente, ha posto l'accento sul significato di "fare ricerca" e sull'importanza di garantirne e preservarne libertà e sicurezza.