All'Università di Genova lo sport diventa solidarietà

Una vera e propria gara di solidarietà, promossa da studentesse e studenti dell'Università di Genova, ha permesso di raccogliere, in meno di un mese, cibo, coperte, lenzuola, palloni e altri beni destinati agli ospiti del canile municipale Montecontessa.

L'iniziativa è nata all'interno di Unisport Genova, la società sportiva calcistica fondata nel 2025 da un'idea delle studentesse e degli studenti del corso di laurea Politiche, governance e informazione dello sport dell'Università di Genova e oggi realtà consolidata dell'Ateneo. Attraverso una campagna diffusa sui social, nelle chat universitarie e nelle bacheche dei dipartimenti, gli studenti hanno coinvolto la comunità universitaria in una raccolta solidale a favore della struttura gestita dall'associazione U.N.A..

La consegna del materiale ha rappresentato anche l'avvio di un percorso di collaborazione destinato a proseguire nei prossimi mesi: gli studenti di Unisport parteciperanno infatti a un ciclo di passeggiate con i cani ospitati nel canile, affiancando i volontari nelle attività quotidiane.

L'iniziativa testimonia come l'esperienza universitaria possa tradursi in occasioni concrete di crescita personale e di impegno verso il territorio, favorendo la nascita di progetti capaci di coniugare formazione, sport e responsabilità sociale.

Unisport Genova al canile Montecontessa

«Siamo lieti di collaborare con A.Se.F. per questa importante iniziativa – ha commentato Marta Leugio, presidentessa di Unisport Genova –. Il canile non è solo un rifugio per animali, molti di noi abitano proprio nel ponente ed è sempre stato un punto di riferimento. Donare materiale come coperte e palloni può sembrare un’azione semplice, e in fondo lo è, ma anche questi piccoli pensieri alla fine possono fare la differenza. Ci tengo a ringraziare Marcello, volontario del canile, che ha permesso alla nostra associazione di entrare in contatto con la bellissima realtà».

I ragazzi di Unisport hanno raccontato come hanno fatto a coinvolgere tante persone e ottenere tante donazioni: «La principale piattaforma di condivisione è stata Whatsapp: tramite i gruppi con giocatori, dirigenti, ma soprattutto tifosi e associati, la squadra è riuscita a raccogliere coperte, lenzuola, cibo e ovviamente, da squadra di calcio, non potevamo omettere dei palloni per un totale di più di 30 pezzi. Non solo app di messaggistica, l’evento è stato promosso anche sui profili social dell’associazione, diramando l’invito di raccolta a tutti i follower e alle realtà associate dell’Unisport Genova».

«Ricevere queste donazioni ci riempie di gratitudine – ha commentato Gilda Guardascione, presidentessa dell'associazione U.N.A. che gestisce il canile municipale –. Non si tratta solo di cibo, coperte o giochi, ma di un gesto concreto di vicinanza verso gli animali e verso chi, ogni giorno, se ne prende cura con impegno e dedizione. Sapere che un gruppo di giovani universitari ha scelto di dedicare tempo ed energie a questa iniziativa dimostra che la sensibilità e il senso civico possono davvero fare la differenza ed il canile ha bisogno di una comunità che si senta parte integrante della sua missione. La vicinanza delle persone rende più sostenibile il lavoro quotidiano dei volontari e degli operatori, ma soprattutto migliora la qualità di vita dei nostri ospiti, attraverso gesti concreti, donazioni, adozioni e attività di sensibilizzazione. Il nostro obiettivo è che il canile non venga percepito come un luogo di abbandono, ma come un vero centro di accoglienza, di cura e di educazione al rispetto degli animali. È questo il messaggio che vogliamo trasmettere alla cittadinanza. Ci auguriamo che questa collaborazione con Unisport possa proseguire nel tempo, coinvolgendo sempre più persone e contribuendo a diffondere una cultura della solidarietà, della responsabilità e della tutela degli animali».

Alla consegna del materiale raccolto ha partecipato l’amministratore unico di A.Se.F., Paolo Scovazzi: «Oggi si incontrano due importanti realtà genovesi. Chi si occupa di animali randagi, in modo professionale e senza risparmiarsi mai, dimostra di avere un senso civico e un grande cuore. Trovo poi eccezionale che ragazzi universitari, impegnati in esami e tesi, dedichino il loro tempo libero ad aiutare chi è più sfortunato, lo trovo davvero eccezionale. Spero che questo percorso possa essere d’ispirazione per molte altre realtà del territorio genovese».

di Eliana Ruffoni