Sotto i ghiacci dell’Antartide scoperta una gigantesca struttura geologica a ventaglio

Sotto la calotta glaciale dell’Antartide orientale, spessa in alcuni settori oltre 3 chilometri, si nasconde una vasta struttura geologica rimasta finora sconosciuta. A identificarla è stato un team internazionale coordinato dall’Università di Genova, in uno studio pubblicato su Nature Geoscience, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali nel campo delle Scienze della Terra.

La ricerca descrive l’East Antarctic Fan-shaped Basin Province, una nuova grande provincia fisiografica subglaciale composta da numerosi bacini sepolti sotto il ghiaccio. Nel loro insieme, questi bacini formano una struttura radiale a ventaglio, estesa su scala continentale, che coinvolge alcune delle principali depressioni subglaciali dell’Antartide orientale, tra cui i bacini di Wilkes e Aurora e il bacino che ospita il celebre Lago Vostok, uno dei più grandi laghi subglaciali conosciuti al mondo.

La configurazione individuata non era mai stata riconosciuta come un sistema unitario. I bacini appaiono organizzati radialmente, come le stecche di un ventaglio che si apre intorno a un fulcro situato in prossimità del Polo Sud, e presentano in molti casi una caratteristica geometria triangolare.

East Antarctic Fan-shaped Basin Province
Mappa dell’East Antarctic Fan-shaped Basin Province, che si estende tra le Gamburtsev Mountains e la catena Transantartica (fonte della topografia: https://doi.org/10.25921/fd45-gt74).
La provincia comprende diversi grandi bacini subglaciali, tra cui i bacini di Wilkes e Aurora, oltre al bacino che ospita il celebre lago subglaciale Vostok. Nel loro insieme, questi bacini formano un sistema radiale di depressioni a geometria prevalentemente triangolare, che sembrano divergere da un fulcro situato in prossimità del Polo Sud. Le zone di frattura che dislocano la dorsale nel dominio oceanico antistante il ventaglio risultano spazialmente allineate con le principali strutture radiali identificate nel continente antartico, suggerendo un possibile controllo da parte dell’architettura continentale preesistente.

Attraverso l’integrazione della topografia subglaciale con le osservazioni geologiche e le risultanze gravimetriche, magnetiche, sismiche e i modelli crostali e litosferici esistenti, i ricercatori hanno mostrato che questa struttura non rappresenta soltanto una forma del paesaggio nascosta sotto il ghiaccio, ma riflette un processo tettonico profondo.

L’interpretazione proposta è quella di una estensione rotazionale distribuita della crosta terrestre: un meccanismo in cui la deformazione si propaga attorno a un fulcro, in modo analogo all’apertura di un ventaglio. Questa struttura rappresenterebbe quindi una delle più vaste espressioni di estensione rotazionale finora riconosciute nella crosta continentale. Il processo potrebbe essersi sviluppato in più fasi, probabilmente legate all’evoluzione tettonica del supercontinente Gondwana e alla successiva separazione tra Antartide e Australia.

East Antarctic Fan-shaped Basin Province
L’estensione rotazionale può essere rappresentata schematicamente come l’apertura di un ventaglio attorno al suo fulcro. In questa analogia, la deformazione si distribuisce verso l’esterno, producendo un pattern radiale simile a quello osservato nell’East Antarctic Fan-shaped Basin Province.

Lo stesso concetto può essere illustrato con una semplice analogia, mimando l’apertura di una mano. Il pollice rappresenta il fulcro, mentre le dita che si aprono verso l’esterno riproducono le strutture radiali; gli spazi tra le dita richiamano invece i bacini triangolari che si formano durante il processo.

analogia tra mano e East Antarctic Fan-shaped Basin Province

«Questa ricerca ci ha permesso di collegare tra loro strutture che finora erano considerate separate o indipendenti», spiega Egidio Armadillo, docente UniGe di Geofisica applicata e primo autore dello studio. «Riconoscere un’unica grande architettura a scala continentale cambia in modo significativo la nostra comprensione dell’evoluzione geologica dell’Antartide orientale».

Secondo il modello proposto, la formazione dell’East Antarctic Fan-shaped Basin Province potrebbe avere avuto un ruolo importante anche nell’evoluzione successiva del margine antartico, influenzando la configurazione strutturale lungo cui si sarebbe poi impostata la separazione tra Antartide e Australia. Le strutture continentali individuate mostrano infatti relazioni spaziali con elementi tettonici sviluppati successivamente nella crosta oceanica durante l’apertura dell’oceano.

La scoperta ha implicazioni che vanno oltre la ricostruzione della geologia antica del continente. La morfologia del substrato roccioso nascosto sotto la calotta condiziona ancora oggi il comportamento del ghiaccio: influenza il flusso glaciale, la distribuzione dei bacini subglaciali e dei laghi sepolti, e può contribuire a definire aree di maggiore sensibilità della calotta antartica ai cambiamenti climatici.

Restano aperte importanti questioni scientifiche, in particolare riguardo all’età esatta della deformazione e alle cause geodinamiche che l’hanno generata. Proprio per questo, lo studio apre nuove prospettive di ricerca su una delle regioni geologicamente meno accessibili del pianeta.

Il lavoro è il risultato di una collaborazione scientifica internazionale coordinata dall’Università di Genova ed è stato svolto con il supporto del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.

La pubblicazione su Nature Geoscience conferma il valore internazionale della ricerca e il ruolo di UniGe nello studio dell’Antartide e dei processi geodinamici profondi che, pur originati nel passato remoto, continuano a influenzare il paesaggio nascosto sotto i ghiacci e l’evoluzione della calotta glaciale.