La sfida della formazione nel cuore della blue economy
Il corso di perfezionamento "La supply chain del container", attivato dal Dipartimento di Economia dell'Università di Genova in collaborazione con C.I.S.Co. – Centro internazionale studi container, nasce in un momento di profonda trasformazione del porto ligure. L’ampliamento della diga foranea, la digitalizzazione dei terminal e lo sviluppo dell’intermodalità richiedono nuove competenze specialistiche che questo percorso formativo si propone di offrire attraverso l’approfondimento di materie multidisciplinari.
Abbiamo posto alcune domande a Claudio Ferrari, docente UniGe di economia applicata e direttore del corso di perfezionamento "La supply chain del container", per comprenderne le finalità e l’impatto che potrà avere sulla formazione dei futuri professionisti del settore.
Negli ultimi anni sono emersi episodi di criticità e congestione nei porti che gestiscono traffico container, soprattutto nel Nord Italia. In che modo il corso "La supply chain del container" aiuta a comprendere e gestire queste sfide, fornendo strumenti utili per operare con efficacia nel settore?
C. F.: «La domanda ha colto pienamente il senso del corso: rendere evidente, anche attraverso lo studio di casi concreti, come eventuali criticità o disruptions che si verifichino in un elemento della supply chain, che sia un terminal portuale, un nodo logistico o lungo una rotta terrestre o marittima, si riverberano sull’intera catena logistica e come sia necessario reagire tempestivamente per gestirle al meglio. Negli ultimi anni le criticità che il settore ha dovuto affrontare sono state molte, alcune di notevole impatto economico come la guerra tra Russia e Ucraina o gli attacchi degli Houthi alle navi che passavano attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb; ma oltre a questi episodi va sottolineato come nelle supply chain complesse la gestione di criticità e problemi sia in realtà la normale routine per chi vi opera».
Il corso nasce in stretta collaborazione con C.I.S.Co. – Centro internazionale studi containers. In che modo questo dialogo costante con il mondo produttivo rende la formazione più concreta e quali opportunità professionali può creare per i partecipanti?
C. F.: «Il corso di perfezionamento "La supply chain del container" è progettato per offrire a chi studia o ha recentemente conseguito il titolo accademico competenze pratiche mirate. Allo stesso tempo, fornisce a chi già opera nel settore una visione d'insieme su come ogni singola attività si inserisca in una filiera logistica sempre più articolata. Grazie alla sinergia con C.I.S.Co., ogni tematica viene approfondita prima sul piano teorico e poi declinata attraverso l'esperienza diretta delle principali realtà aziendali liguri che guidano questo comparto».
Con l’arrivo di navi sempre più grandi, l’aumento della movimentazione delle merci via mare, la spinta alla sostenibilità e i cambiamenti nei flussi globali, quali sono secondo lei le competenze che saranno maggiormente richieste nei prossimi anni?E il corso come prepara a guidare queste nuove realtà?
C. F.: «La logistica del container, come tutte le altre industrie, sta vivendo le transizioni digitale ed ecologica. La prima sta rapidamente modificando il modo di operare delle imprese, a seguito della crescente automazione e digitalizzazione dei processi, e conseguentemente vi è la necessità di un aggiornamento delle competenze del personale coinvolto. La transizione ecologica implica la rivoluzione dei processi logistici secondo un approccio basato sulla sostenibilità. Entrambi questi processi, ampiamente trattati nel corso, comportano nuove competenze per essere compresi e adattati al fine di essere introdotti nelle singole realtà produttive in modo efficace».
Con riferimento alle edizioni passate, qual è stata la percentuale di placement in uscita? In particolare, quale ritorno in termini occupazionali si aspetta per la prossima edizione, che nasce in un momento di ulteriore incremento della movimentazione delle merci via mare?
C. F.: «In questo settore non vi sono difficoltà a trovare occupazione se si posseggono le competenze necessarie che riguardano domini sempre più diversificati; di qui la necessità di attivare percorsi formativi che possano facilmente adattarsi alle esigenze dell’industria. Le edizioni precedenti del corso di perfezionamento "La supply chain del container" restituiscono uno scenario assolutamente positivo per quanto concerne il placement; sostanzialmente tutti i partecipanti hanno trovato occupazione in aziende del settore».
La collaborazione con C.I.S.Co. – Centro internazionale studi containers, ente riconosciuto sia in Italia sia all'estero, può attrarre l'attenzione di operatori che già lavorano nel settore. Il corso prevede forme particolari di didattica per gli studenti lavoratori o che hanno l'esigenza di specializzarsi su singole materie?
C. F.: «Il corso di perfezionamento "La supply chain del container" si svolge in gran parte da remoto tramite blocchi di lezioni da due ore, che si tengono nel tardo pomeriggio proprio per permetterne la fruizione contemporaneamente ad altre attività di studio o lavoro. Alla parte online poi si aggiungono alcuni momenti in presenza, fruibili online da chi risiede fuori provincia, e alcune visite didattiche a impianti e strutture. Si tratta di un'organizzazione che insieme a C.I.S.Co. abbiamo affinato nelle varie edizioni del corso tenendo in considerazione anche i suggerimenti ricevuti dai partecipanti. Mi fa piacere inoltre sottolineare come la presenza nelle edizioni precedenti di classi miste di lavoratori e studenti abbia dato vita a una sorta di fertilizzazione incrociata che ha reso i risultati dei project work finali del corso molto interessanti».
Considerando il forte sviluppo che Genova sta vivendo, dalla modernizzazione dei terminal ai lavori per la riqualificazione dei collegamenti con la rete ferroviaria e l’ampliamento della diga foranea, quale ruolo può avere l’Università di Genova in questo percorso di crescita? E, allo stesso tempo, quanto può essere rilevante il corso non solo per il nostro territorio, ma anche per altre realtà portuali che affrontano sfide simili?
C. F.: «Se si osserva l’economia della regione non si fatica a riconoscere che quella che chiamiamo blue economy ne rappresenti l’ossatura portante. L’ateneo genovese ne ha preso coscienza da tempo con la fondazione del Centro del Mare che adotta un approccio multidisciplinare ai problemi coerentemente alla richiesta di formazione e ricerca (di base e applicata) che proviene dal territorio. In questo contesto si inserisce il corso di perfezionamento "La supply chain del container", come un elemento dei programmi di long life learning attivati all’interno dell’Università di Genova».