Michelangelo nostro contemporaneo

In occasione della mostra “Michelangelo Divino Artista”  allestita al Palazzo Ducale di Genova, 
l’Università di Genova e la Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Genova hanno promosso la Lectio Magistralis/Benvenuto Lecture di Paolo Portoghesi “Michelangelo XXI secolo” che si è tenuta il 25 febbraio di quest’anno in remoto dalla Sala del Maggior Consiglio.
L’evento è stato curato da Carmen Andriani del DAD, Dipartimento di Architettura e Design e da Lorenzo Trompetto della Fondazione dell’Ordine degli Architetti. 
L’evento ha ottenuto il patrocinio, fra gli altri, dell’Università de La Sapienza di Roma, dell’Accademia di San Luca e della rivista  Domus.  

 

Il luogo: incompiuto dell’Alto Lazio

Il 19 febbraio abbiamo incontrato Paolo Portoghesi nel suo studio-biblioteca a Calcata, nell’alto Lazio, dove vive stabilmente con la moglie Giovanna Massobrio da oltre venti anni. La biblioteca che conta oltre 40.000 volumi, è distribuita in diversi padiglioni progettati dallo stesso architetto e disseminati in un grande giardino annesso alla casa, animato da ulivi secolari e volatili di molte specie, affacciato a strapiombo su una profonda forra tipica della valle del Treja.
A Calcata  abbiamo registrato la conferenza. Il luogo non è un dettaglio irrilevante : qui il tempo scorre in modo uniforme,  non altrettanto fa lo spazio soggetto al mutare continuo della luce, dell’atmosfera, degli eventi naturali, delle stagioni.
In sostanza, qui più che altrove, si percepisce il continuo divenire del paesaggio tutt’uno con lo sperone di tufo sul quale si fonda e si modella  il blocco geometrico ed incompiuto del borgo. Nel divenire continuo si racchiude la bellezza di questo luogo merito anche della sua incompiutezza.
L’incompiuto, il non finito  è uno dei grandi temi che Portoghesi ha affrontato nella sua intensa conferenza  forse il punto centrale dell’arte di Michelangelo, uno dei motivi più discussi dalla critica storiografica del Novecento ma anche quello che più lo avvicina alla sensibilità moderna di cui si fa in un certo senso precursore.
 

La biblioteca di Paolo Portoghesi a Calcata
La biblioteca di Paolo Portoghesi a Calcata

Michelangiolo Architetto

Michelangelo è stato pittore, scultore, architetto e poeta: forse unico fra gli artisti dell’occidente a raggiungere una sintesi così alta anche se il valore innovativo della sua architettura è stata riconosciuti tardivamente  dando luogo a interpretazioni diverse, spesso fra loro contrastanti.  
Zevi e Portoghesi hanno avuto il merito, nel 1964 di fare chiarezza su questo punto, in modo dirompente con una mostra che oggi Portoghesi definisce avanguardista, senza dubbio controcorrente e non convenzionale. Si trattava della mostra su “Michelangiolo Architetto”, curata da Zevi il quale coinvolse il giovane Paolo Portoghesi allora appena trentenne nella cura non solo della Mostra ma anche del grande volume edito da Einaudi e oggi introvabile.
Per la prima volta si rompeva un modo tradizionale di porgere un’opera del passato scartando sia l’ordinamento filologico che quello cronologico. Senza esporre materiali originali, quella che si restituiva era la spazialità di Michelangelo, fra cui le straordinarie deroghe della biblioteca laurenziana o delle fortificazioni fiorentine, vera Profezia dell’Architettura come ebbe a dichiarare Zevi.
Occorreva entrare nel cuore dell’opera e quindi dello spazio, analizzarlo in ogni elemento che lo componesse, stimolare nel visitatore (generico) una reazione emozionale prima ancora che cognitiva, suscitare la curiosità e l’interesse ad approfondire. 
 

Catalogo della mostra Michelangiolo Architetto
Il catalogo, oggi introvabile, della mostra "Michelangiolo Architetto".

Il “non finito” michelangiolesco

I disegni per le fortificazioni fiorentine sono  disegni straordinari di pura invenzione in cui Michelangelo esprime in  totale libertà creativa forme inedite mai viste prima. il segno furente e impulsivo traduce l’azione dei combattenti nei bastioni: vale a dire che il fare architettura non è più eloquenza dell’opera o semplice rappresentazione bensì azione. 
Il non finito si alimenta da questa condizione, esistenziale, biografica e storica. Michelangelo si fa interprete della crisi del Cinquecento e della dissoluzione della struttura rinascimentale dello spazio.
Il non finito ha a che fare con tutto questo ed è il sintomo di una condizione intima di profondo tormento; è significativo che Michelangelo abbia lasciato incompiute tre quinti delle proprie opere

Studio per le fortificazioni di Firenze
LIcenza
Creative commons
Studio per le fortificazioni fiorentine.
Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Attualità di Michelangelo 

Da qui nasce l’attualità di Michelangelo. In un modo del tutto coinvolgente Portoghesi ha tracciato inedite interpretazioni delle forme dell’Arte e dell’Architettura, includendo l’influenza che le moderna scienza cognitiva ha avuto su questa rilettura critica.
Dalle ossessioni michelangiolesche di Tano Festa o di Francis Bacon , alla blasfema Merciful Dream di Jan Fabre, dai processi di astrazione e idealizzazione degli elementi classici di Terragni, alla interpretazione dinamica dell’ordine architettonico di Luigi Moretti,  dalle contorsioni senza dramma delle lastre di Frank Gehry per finire nella silenziosa sobrietà dell’incompiuto ripristino di Gibellina di Francesco Venezia. 
Michelangelo, scriveva  Cesare Brandi nel 1967, è uno di quei pochissimi artisti che passano attraverso il tempo senza subirne il morso.
Così è : Michelangelo è nostro contemporaneo.
 

Paolo Portoghesi e Carmen Andriani
Con Paolo Portoghesi nel suo studio.

Paolo Portoghesi, architetto e storico dell’architettura di fama internazionale, è fondatore e direttore di riviste quali Controspazio, Eupalino, Materia e Abitare la Terra, che dirige tuttora. E’ stato Direttore della Sezione Architettura della Biennale di Venezia e ideatore della famosa Strada Novissima della Biennale del 1980. E’ tra l’altro progettista della grande Moschea di Roma. Accademico dei Lincei e di San Luca, è uno dei più autorevoli interpreti della Roma barocca e di Francesco Borromini. 
Carmen Andriani è Docente di Composizione architettonica e urbana presso il DAD.

Foto di copertina di talpeanu da Pixabay

 

di Carmen Andriani