Progettare città più vivibili, per le persone e per la biodiversità
Come sarà la città del futuro?
Come possono i dati satellitari aiutare a progettare città più vivibili per le persone e la biodiversità?
Sempre più spesso, urbanisti, architetti ed ecologi concordano su un punto: una città davvero vivibile non è quella progettata esclusivamente per le persone, ma quella capace di favorire la convivenza tra esseri umani, natura e biodiversità.
La vivibilità di uno spazio urbano dipende infatti dall'equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale, un tema oggi al centro della ricerca internazionale. Grazie alla crescente disponibilità di dati satellitari e geospaziali, è possibile individuare le aree più esposte ai rischi climatici, all'inquinamento o caratterizzate da una minore accessibilità, offrendo alle amministrazioni strumenti sempre più efficaci per pianificare gli interventi.
Ma le città non sono abitate soltanto dalle persone. Uccelli, insetti, anfibi, piccoli mammiferi e numerose specie vegetali condividono gli spazi urbani e contribuiscono alla qualità dell'ambiente in cui viviamo. Da questa consapevolezza nasce Cohabscapes (Co-Habitative Landscapes), un framework sviluppato nell'ambito del progetto europeo Horizon 2020 ECOLOPES e successivamente approfondito attraverso una ricerca di dottorato dell'Università di Genova.
Il progetto è stato selezionato come caso studio da Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione europea, per il suo approccio innovativo alla pianificazione urbana.
L'obiettivo di Cohabscapes è trasformare dati satellitari, open data europei e informazioni geospaziali in strumenti capaci di supportare la progettazione delle città. Il sistema integra dati sulla forma della città, la presenza di vegetazione, le infrastrutture, gli usi del suolo, la densità della popolazione e numerosi altri indicatori ambientali, costruendo mappe che aiutano a comprendere dove sia possibile intervenire per aumentare la biodiversità urbana e migliorare la qualità della vita.
Le applicazioni sono molteplici. Le mappe possono aiutare a individuare le aree più adatte alla realizzazione di corridoi ecologici, alla progettazione di tetti e facciate verdi o alla riqualificazione di spazi urbani oggi poco favorevoli alla biodiversità.
Uno degli aspetti più innovativi del framework è la possibilità di valutare contemporaneamente le esigenze delle persone e quelle delle altre specie. Per l'avifauna, ad esempio, è stato sviluppato un modello che integra dati sulla presenza delle specie, sulle preferenze di habitat e sulle caratteristiche del paesaggio urbano, stimando la probabilità che una determinata area venga scelta per nidificare o alimentarsi.
Questo permette di simulare gli effetti delle trasformazioni urbane prima ancora che vengano realizzate. Cosa accadrebbe introducendo una fascia alberata lungo una strada? Quali specie potrebbero beneficiare della rinaturalizzazione di un cortile o della riduzione delle superfici impermeabili? Rispondere a queste domande significa fornire a progettisti e amministrazioni strumenti concreti per prendere decisioni più consapevoli.
L'approccio sviluppato da Cohabscapes propone una nuova idea di città: non uno spazio costruito esclusivamente per l'uomo, ma un ecosistema nel quale persone e altre specie condividono risorse, habitat e servizi ecosistemici. Una prospettiva che contribuisce a rendere gli ambienti urbani più resilienti, più sostenibili e più capaci di affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico.
Riferimenti bibliografici
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Gabriele Oneto, autore dell'articolo, è neodottore di ricerca presso il Dipartimento architettura e design - DAD dell'Università di Genova.
Il testo è supervisionato da Katia Perini, docente UniGe di Progettazione tecnologica e ambientale dell'architettura.