Come cambia la SEO nell’era della GenAI

Per oltre vent’anni la Search Engine Optimization (SEO) è stata una bussola del web. Ottimizzare un sito significava renderlo visibile e competitivo in un ecosistema informativo sempre più affollato.

Oggi l’ingresso dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) nelle ricerche online segna un vero cambio di paradigma. Non sta cambiando solo come cerchiamo informazioni, ma cosa significa essere visibili sul web.

Cos’è (davvero) la SEO

La SEO è l’insieme di pratiche che mirano a migliorare la visibilità di un sito nei risultati dei motori di ricerca, aumentando il traffico organico. Include aspetti contenutistici (chiarezza, pertinenza, uso consapevole delle parole chiave), tecnici (velocità, struttura, mobile-first) e di autorevolezza (link e reputazione delle fonti).

Nel tempo, però, la SEO ha svolto anche una funzione più ampia: economica e culturale. Ha permesso ai contenuti di qualità di emergere, distribuendo l’attenzione e rendendo sostenibile la produzione di informazione online.
Visibilità, traffico e monetizzazione erano legati da un equilibrio relativamente stabile.

Cosa è stata la SEO

Nei primi anni 2000 i motori di ricerca funzionavano come indici rudimentali: contavano parole e link. Sfruttare la SEO significava soprattutto ripetere keyword e ottimizzare meccanicamente le pagine, spesso a scapito dell’utilità per l’utente.

Con il tempo gli algoritmi si sono evoluti. L’obiettivo è diventato fornire risposte di qualità, non semplici corrispondenze testuali. I motori di ricerca hanno iniziato a valutare affidabilità, coerenza e rilevanza, spostando la SEO dall’ottimizzazione opportunistica alla reale utilità dei contenuti.

Negli ultimi dieci anni, la comprensione del linguaggio naturale e delle intenzioni di ricerca ha accelerato questo processo. Le query non sono più stringhe di parole, ma bisogni informativi. La SEO si è così avvicinata sempre di più all’esperienza umana della ricerca.

Come cambia la SEO nell’era della GenAI

La svolta: la SEO nell’era della GenAI

Con la GenAI, la ricerca smette di essere una lista di link e diventa una conversazione. Gli utenti pongono domande complesse e si aspettano risposte immediate, complete, scritte in linguaggio naturale.

Questo cambia radicalmente il ruolo della SEO. Sempre più spesso la risposta viene fornita direttamente nella pagina di ricerca, sintetizzata dalla GenAI a partire da più fonti. Il click verso il sito originale non è più garantito. I contenuti restano centrali, ma il loro valore cambia: non serve solo attirare traffico, bensì diventare fonte per i sistemi generativi. La visibilità non è più solo una questione di posizione, ma di affidabilità semantica: essere chiari, accurati e strutturati in modo da poter essere compresi e riutilizzati.

Dalla SEO alla progettazione dei contenuti

In questo scenario, i contenuti scritti esclusivamente per “piacere all’algoritmo” perdono efficacia. Acquistano valore quelli capaci di spiegare bene un tema, rispondere a domande reali e offrire contesto.

Anche sul piano tecnico il cambiamento è profondo. I siti devono essere leggibili non solo dagli utenti, ma anche dai sistemi di GenAI: strutture chiare, dati ben organizzati e informazioni facilmente interpretabili diventano centrali. Non basta più essere indicizzati: bisogna essere integrabili.

La personalizzazione, infine, ridisegna il concetto stesso di ranking. Le risposte variano in base al contesto dell’utente, rendendo la prima posizione meno rilevante rispetto al passato.

GenAI, esperienza utente e sostenibilità

Se per gli utenti la GenAI migliora l’esperienza di ricerca, resta aperta una questione cruciale: come remunerare chi produce i contenuti su cui la GenAI si basa?

Le risposte generate riducono il bisogno di visitare le fonti originali, mettendo in crisi il modello economico che ha sostenuto finora l’informazione online. La SEO tradizionale funzionava anche come scambio di valore: contenuti in cambio di visibilità e traffico. Con la GenAI, il rischio è che il valore venga estratto senza un ritorno adeguato.

Questo non è solo un problema economico, ma strutturale. Senza incentivi alla produzione di contenuti affidabili e aggiornati, anche la qualità delle risposte generate è destinata a deteriorarsi.

Le soluzioni sono ancora in fase di sperimentazione: accordi di licensing, nuovi modelli di attribuzione delle fonti, sistemi di compensazione basati sull’uso effettivo dei contenuti. In ogni caso, la SEO del futuro non potrà prescindere da un dibattito su diritti, governance e sostenibilità dell’informazione.

Come cambia la SEO nell’era della GenAI
AI overview: un esempio di come è cambiata la SEO nella ricerca su Google.

Da SEO a GEO: nuove competenze

In questo contesto emerge una nuova figura: da SEO a GEO (Generative Engine Optimization). Non è più sufficiente ottimizzare contenuti per i motori di ricerca; diventa essenziale comprendere come i sistemi generativi interpretano, selezionano e sintetizzano le informazioni.

Il professionista GEO è una figura che media tra bisogni informativi umani e modelli generativi. Deve saper anticipare le domande, comprendere le logiche di sintesi della GenAI e progettare contenuti che siano utili, affidabili e riutilizzabili in un ecosistema informativo complesso e dinamico.

In conclusione

La GenAI non segna la fine della SEO, ma la sua maturità. Dopo anni passati a inseguire algoritmi, la SEO torna al suo obiettivo originario: aiutare le persone a trovare risposte.

La differenza è che oggi quelle risposte vengono costruite, sintetizzate e raccontate.
La GenAI può rendere il web più semplice da usare. Ma perché questo miglioramento sia duraturo, deve essere accompagnato da un riconoscimento reale del valore dei contenuti e del lavoro che li rende possibili.

Senza questo equilibrio, il rischio è un web più comodo per chi lo consuma, ma sempre più povero per chi lo alimenta.

di Luca Oneto