160 anni dall’Unità d’Italia
17 marzo 2021: sono passati 160 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia.
Il percorso non era stato semplice né scontato e la sua fase finale si era avviata 10 mesi prima, con un’iniziativa dall’esito incerto ma destinata ad entrare nella Storia. Dopo una fallimentare prima guerra d’indipendenza e un lungo decennio di preparazione, la monarchia sabauda e il genio politico di Cavour avevano trovato nella Francia napoleonica un potente alleato contro l’Impero asburgico.
Una proficua seconda guerra d’indipendenza e diverse insurrezioni popolari avevano consegnato al Regno di Sardegna la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana.
Tuttavia l’armistizio di Villafranca che Napoleone III aveva firmato con l’Austria aveva lasciato in molti l’amaro in bocca: il trattato di alleanza franco-sabauda comprendeva altre annessioni non avvenute a favore dei Savoia. Con l’accusa all’Imperatore francese di aver tradito i patti convenuti, lo stesso Cavour si dimise il 13 luglio 1859 dopo un tempestoso colloquio con il sovrano.
Sarebbe tornato al potere il 2 gennaio successivo, invitato da Vittorio Emanuele II a risolvere con la sua abilità l’intricata situazione.
Intanto, in Sicilia, i separatisti e i patrioti mantenevano viva l’agitazione e persistevano nel rivolgere appelli a Garibaldi, che più volte aveva affermato di voler risolvere il problema dell’unità d’Italia con un’azione insurrezionale e per libera forza del popolo. Ma, all’atto pratico, titubava. Giuseppe Mazzini lo incitava: Non si tratta più di repubblica o monarchia: si tratta dell’unità nazionale (...),d’essere o non essere.
Anche Francesco Crispi, capo riconosciuto dei profughi siciliani non perse l’occasione per affrettare l’azione del Generale il quale, quando seppe che la rivolta domata nella città era ancora viva nelle campagne e che numerose bande armate di picciotti, costituite soprattutto da giovani contadini e artigiani, lo attendevano, ruppe gli indugi e decise d’intervenire: era il 30 aprile.
La spedizione dei mille
Ai primi di maggio a Genova c’era un’insolita animazione, dovuta ai numerosi giovani e meno giovani venuti ad arruolarsi dai vari Stati italiani. Solo le autorità sabaude parevano non accorgersi di nulla.
Nella notte tra il 5 e il 6 maggio, mentre la maggior parte dei volontari era raccolta nei pressi dello scoglio di Quarto, alcuni di essi, sotto la guida di Nino Bixio, braccio destro di Garibaldi, s’impadronivano di due navi della Società Rubattino, il Piemonte e il Lombardo, che poche ore dopo salpavano per la Sicilia: la Spedizione dei Mille era partita.
Si sarebbe vittoriosamente conclusa il 26 ottobre 1860 a Teano, quando Garibaldi, incontrando Vittorio Emanuele II, lo salutò come primo Re d’Italia.
Il 18 febbraio 1861 si riuniva a Torino il primo Parlamento italiano, che, per quanto eletto da una minoranza dei cittadini data la legge vigente e il ristretto numero dei votanti, accoglieva i rappresentanti di quasi tutta la penisola.
Non tutta, quasi tutta, perché la “questione romana” e la “questione veneta” erano ancora aperte.
Come primo atto l’Assemblea approvò il documento con il quale Vittorio Emanuele assumeva per sé e per i suoi successori il titolo di Re d'Italia.
La legge n. 4671 sarebbe stata ufficializzata il 17 marzo 1861 e il giorno successivo sarebbe stata pubblicata sulla «Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia».
Il 30 marzo, il nuovo Regno sarebbe stato riconosciuto da Svizzera e Regno Unito, il 13 aprile dagli Stati Uniti d’America, a seguire da altri Stati europei, Austria esclusa.
Un anniversario importante
Complice la pandemia, a 160 anni dall’unità d’Italia, l’anniversario è sembrato passare in sordina. Nonostante la cerimonia a Staglieno davanti alla tomba di Giuseppe Mazzini e alcune interviste raccolte dai TG Regionali, la maggior parte degli italiani non si è ricordata della data.
Come ebbe a dire Massimo D’Azeglio, Fatta l’Italia, si tratta adesso di fare gli Italiani.
Perché, in effetti, l’unità italiana ottocentesca fu un processo incompiuto, geograficamente e politicamente.
Per la Repubblica italiana sembra sempre valido quanto scrisse il filosofo francese Ernest Renan: La nazione è una grande solidarietà, un plebiscito che si rinnova ogni giorno e che si fonda sulla dimensione dei sacrifici compiuti e di quelli che ancora siamo disposti a compiere.
Nazione, non nazionalismo.
Bisogna ricordare il 17 marzo: non è un giorno qualunque, è quello dell’unità italiana, quello di sogni e speranze, certo anche di delusioni, ma sicuramente rappresenta un valore e un principio che non devono essere dimenticati né dati per scontati.
Lara Piccardo è Docente di Storia delle relazioni internazionali presso il DISPO
Foto di copertina: Monumento a Garibaldi, Giardini Zumaglini, Biella - Foto di Ferruccio Zanone - Flickr