UniGe coordina CRYPTOSHIELD, unico progetto di area penalistica finanziato nel PRIN 2026
Studiare i flussi illeciti di cripto-attività, migliorare gli strumenti per contrastarli e proteggere le vittime. Sono gli obiettivi di CRYPTOSHIELD – Building a Comprehensive Action Against Crypto-Crime, il progetto coordinato dall’Università di Genova e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PRIN 2026, il programma per i progetti di rilevante interesse nazionale.
Responsabile scientifico è Jacopo Della Torre, docente UniGe di Diritto processuale penale del Dipartimento di giurisprudenza, che coordina un gruppo interdisciplinare di oltre 30 studiosi e studiose di 6 università.
CRYPTOSHIELD è l’unico progetto di area penalistica finanziato nell’intera tornata PRIN 2026 e rientra tra i 10 selezionati nel settore SH2, dedicato alle scienze giuridiche e politiche. Le risorse complessive per il partenariato superano 1,5 milioni di euro, tra finanziamento ministeriale e cofinanziamento.
Le persone dietro le frodi digitali
Le cripto-attività sono uno dei prodotti della trasformazione digitale e possono avere impieghi legittimi. Alcune loro caratteristiche, tuttavia, vengono sfruttate anche da reti criminali che operano su scala internazionale, muovono rapidamente ingenti risorse e impiegano tecnologie sempre più sofisticate.
Per la giustizia penale questo scenario pone problemi che riguardano i tempi delle procedure, i confini territoriali dei poteri investigativi e le risorse disponibili. Dietro i flussi finanziari ci sono inoltre persone che, attraverso truffe e frodi online, possono perdere i risparmi di una vita.
«Per questo considero la crypto-criminalità una cartina di tornasole delle grandi sfide della giustizia penale contemporanea: studiarla significa chiedersi come le istituzioni possano continuare a garantire sicurezza e diritti fondamentali in una società completamente rivoluzionata dalla tecnologia», spiega Della Torre.
Un ulteriore tema riguarda gli strumenti investigativi sviluppati da società commerciali, spesso extraeuropee. La crescente dipendenza delle autorità pubbliche da queste tecnologie solleva interrogativi sulla trasparenza, sull’autonomia delle istituzioni e sulla tutela dei diritti fondamentali.
Conoscere il fenomeno e costruire strumenti di contrasto
La ricerca si svilupperà lungo tre direttrici:
1. conoscenza del fenomeno
CRYPTOSHIELD punta a realizzare la prima mappatura empirica sistematica della cripto-criminalità in Italia, lavorando insieme a unità specializzate delle forze dell’ordine e della magistratura. L’obiettivo è costruire un quadro della situazione nazionale, oggi ricostruita in larga parte attraverso rapporti internazionali, spesso prodotti da soggetti privati.
2. strumenti normativi e tecnologici
Il gruppo di ricerca elaborerà indicatori per valutare l’adeguatezza della regolazione, proposte di riforma e modelli di cooperazione investigativa. Studierà inoltre un sistema di valutazione del rischio centrato sulle vulnerabilità delle vittime e modalità per accelerare segnalazioni e allerte nelle banche dati europee.
È previsto anche uno studio di fattibilità per una piattaforma investigativa assistita dall’intelligenza artificiale, progettata nel rispetto dei diritti fondamentali.
3. dialogo con le istituzioni e la formazione
Il progetto intende favorire un confronto stabile tra ricerca, magistratura, forze dell’ordine, istituzioni e società civile.
Sei università e oltre trenta studiosi
Accanto a Genova partecipano le Università di Bologna, Torino, Foggia, Catania e Guglielmo Marconi di Roma. Il gruppo riunisce competenze giuridiche, economiche, informatiche e psicologiche, con esperti di blockchain e intelligenza artificiale.
Il progetto prosegue il lavoro di CRYPTOSAFE, finanziato dal PRIN 2022 PNRR e già coordinato da Della Torre con Bologna e Torino, dedicato al sequestro e alla confisca delle cripto-attività. Da quell’esperienza sono nate collaborazioni con la Sezione Criptovalute dei Carabinieri e il Nucleo Privacy della Guardia di Finanza, oltre al confronto con la Commissione parlamentare antimafia, della quale il docente è consulente.
«A livello personale, sono particolarmente contento che tutto questo accada a Genova, la città che mi ha adottato. Non sono genovese: ho studiato a Trieste, fatto il dottorato a Udine, iniziato come ricercatore a Trieste e sono arrivato a Genova come ricercatore senior, prima di diventare professore associato – ha commentato Jacopo Della Torre. – Questa Università mi ha accolto, mi ha permesso di crescere, di lavorare molto all’estero e mi ha dato la soddisfazione più grande di questo mestiere: il rapporto con gli studenti e i dottorandi. Anche a questo servirà il progetto: a creare iniziative all’avanguardia per i nostri studenti e percorsi di ricerca stimolanti per i giovani che vogliono entrare a far parte del mondo accademico».