Come contrastare le fake news, con gli strumenti del Diritto costituzionale?

Foto di gruppo evento 16 ottobre 2026
Roberto Zaccaria, Renato Balduzzi, Enrico Albanesi, Anna Papa, Riccardo Ferrante
Photo credits: Università di Genova, Servizio E-learning - Alice Caterina Tortelli

Come difendersi dalla disinformazione con gli strumenti del diritto costituzionale? Se ne è discusso venerdì 16 ottobre 2026 nella Sala conferenze della Biblioteca Universitaria di Genova, in occasione della presentazione del libro "Disinformazione e Costituzione. Il nuovo volto del pluralismo dell'informazione nell'ecosistema digitale" (Giappichelli, Torino, 2026), di Enrico Albanesi, docente UniGe di Diritto costituzionale e pubblico del Dipartimento di giurisprudenza.

Enrico Albanesi all'evento UniGe del 16 ottobre 2026
Enrico Albanesi
Photo credits: Università di Genova, Servizio E-learning - Alice Caterina Tortelli

L’incontro, moderato da Riccardo Ferrante, docente UniGe di Storia del diritto medievale e moderno, è stato aperto dai saluti di di Gisella De Simone, direttrice del Dipartimento di giurisprudenza, e di Paolo Giannone, direttore della Biblioteca Universitaria di Genova. A confrontarsi con l’autore sono stati Renato Balduzzi, Anna Papa e Roberto Zaccaria.

Foto di gruppo evento 16 ottobre 2026
Paolo Giannone e Gisella De Simone aprono l'evento del 16 ottobre 2026
Photo credits: Università di Genova, Servizio E-learning - Alice Caterina Tortelli

La qualità dell’informazione e i suoi fondamenti costituzionali

La prima relazione è stata affidata a Renato Balduzzi, presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti (AIC) e docente di Diritto costituzionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, già ministro della Salute nel governo Monti (2011–2013) e componente del Consiglio superiore della magistratura (2014–2018).

Balduzzi ha preso le mosse dalla sentenza della Corte costituzionale italiana n. 44 del 2025 nella quale, a fronte dei fenomeni della misinformazione e delle strategie di disinformazione, la Corte ha fatto riferimento ad un "nuovo volto" del pluralismo dell’informazione nell’ecosistema digitale. In considerazione della diffusione di c.d. fake news, specie attraverso le piattaforme online, e dell’assenza dei controlli editoriali che caratterizzano i media tradizionali, il principio costituzionale del pluralismo dell’informazione non si caratterizzerebbe infatti più solo per l’esigenza di garantire quantità e contendibilità dei media, quanto per quella di proteggere la loro qualità.

Renato Balduzzi all'evento UniGe del 16 ottobre 2026
Renato Balduzzi
Photo credits: Università di Genova, Servizio E-learning - Alice Caterina Tortelli

Balduzzi ha sottolineato come questo passaggio abbia trasformato l’informazione da "dato" a "prodotto", la cui fonte è però spesso oscura, come nel caso dei contenuti prodotti con l’intelligenza artificiale. Una trasformazione che rende necessario ripensare le tradizionali categorie del pluralismo dell’informazione e i suoi fondamenti costituzionali.

A partire dalla ricostruzione di un "interesse generale a non essere disinformati", prospettata nel libro, Balduzzi si è chiesto se non sia configurabile un vero e proprio "diritto a non essere disinformati", sulla scorta, mutatis mutandis, di quanto avviene per il diritto alla salute. Un diritto non a ricevere un’impalpabile verità, ma a ottenere le condizioni perché si realizzi il pluralismo dell’informazione.

Diritti e responsabilità sulle piattaforme online

Anna Papa, docente di Diritto costituzionale e pubblico all’Università Parthenope di Napoli, si è soffermata sul ruolo delle piattaforme online e sulla proposta, avanzata nel libro, di ricostruire la libertà di informazione "a cerchi concentrici". Ciascuno di questi sarebbe caratterizzato da una distinta regolamentazione, finalizzata a salvaguardare la qualità dell’informazione.

Papa ha sottolineato come il "nucleo duro" di questa ricostruzione dovrebbe riguardare le garanzie riconosciute ai giornalisti; il "secondo cerchio" dovrebbe estendersi a chi applica il metodo scientifico, come gli accademici; il "terzo cerchio" dovrebbe riguardare chi fa "giornalismo partecipativo", l’ambito più esposto ai rischi di disinformazione. A ciascun cerchio corrisponderebbe una diversa gradazione di diritti e doveri.

Le garanzie del servizio pubblico

La terza relazione, affidata a Roberto Zaccaria, già docente di Diritto costituzionale all’Università di Firenze e presidente della Rai dal 1998 al 2002, ha affrontato il tema delle garanzie dei media di servizio pubblico.

Roberto Zaccaria all'evento UniGe del 16 ottobre 2026
Roberto Zaccaria
Photo credits: Università di Genova, Servizio E-learning - Alice Caterina Tortelli

Zaccaria ha evidenziato come l’indipendenza e l’adeguato finanziamento, oggi richiesti dall’articolo 5 del regolamento europeo sulla libertà dei media (EMFA), costituiscano condizioni essenziali perché la Rai possa operare autonomamente e contribuire a contrastare la disinformazione.

Il video dell'evento del 16 ottobre 2026

di Eliana Ruffoni